Università Popolare di Scienze della Salute, Psicologiche e Sociali

(Uni.Psi)

Corso Triennale in Scienze Naturopatiche (Modulo 1)

Argomento esame: lezione 5/5                 Allievo: Guglielmo Carbone

 

Quali sono le differenze di approccio terapeutico tra la cura medica e quella naturopatica tramite la fitoterapia, e quando il naturopata rischia di invadere l’ambito di competenza del medico.

Iniziamo col dire che una persona che accusa un disturbo fisico della più varia natura per poter risolvere il suo problema non ha che due strade da seguire: o rivolgersi a un medico allopatico o rivolgersi a un “medico” di medicina alternativa e in particolare, nel nostro caso, a un naturopata. Il medico allopatico in base a una sua prima osservazione e in seguito ad eventuali esami clinici emette una sua diagnosi e secondo questa diagnosi prescrive una terapia basata essenzialmente su farmaci di sintesi che hanno superato approfonditi studi scientifici e che hanno comprovato abbondantemente la loro efficacia clinica su quella determinata patologia. Il naturopata, e in particolare il naturopata scientifico, invece, deve avere un approccio completamente diverso con un cliente, infatti la sua azione deve essere mirata nel cercare di capire, tramite colloqui abbastanza approfonditi con esso, la vera causa, che nella maggior parte dei casi è di origine psicologica o mentale, che ha dato origine a quella determinata patologia; il naturopata, una volta individuata questa causa, utilizzando i metodi dialettici più opportuni, deve fare partecipe anche il cliente delle sue conclusioni e insieme a lui ricercare eventuali rimedi che dovrebbero essere basati solo parzialmente su prodotti fitoterapici e assolutamente non su farmaci di sintesi, ma soprattutto sulla ricerca di uno stile di vita più corretto e più sano cercando di abbandonare gradualmente, assumendo le giuste motivazioni per farlo, quanto di più sbagliato ci poteva essere nello stile di vita precedente.

Purtroppo però molti naturopati, soprattutto quelli definiti tradizionali, non operano in questo modo, ma, comparandosi spesso ai medici laureati, emettono diagnosi pur non avendo nessuna preparazione, nessuna competenza e addirittura nessuna legittimazione legale per farlo e poi prescrivono pure terapie anche se basate su rimedi erboristici naturali. È chiaro che in questi casi siamo in presenza di un vero e proprio reato e cioè quello dell’abuso della professione medica perché, anche se si dice che i prodotti fitoterapici sono completamente naturali, in ogni caso vanno a modificare in qualche modo il metabolismo dell’individuo con possibili imprevedibili conseguenze alle quali solo il medico allopatico potrebbe porre rimedio. Quello che in effetti accade nella realtà è che per il quieto vivere si soprassiede a tutte queste cose considerando che i rimedi fitoterapici nelle quantità prescritte ben difficilmente determinano effetti collaterali di una certa entità anche se, allo stesso modo, ben raramente sono motivo di guarigione; a tutto questo possiamo anche aggiungere l’assenza di una legislazione ben precisa e appropriata in merito, una certa superficiale tolleranza da parte della classe medica e infine un certo disinteresse da parte dell’industria farmaceutica in quanto ancora poco intaccata economicamente dall’industria erboristica. È in questo mare di superficialità e di permissivismo che vivono e prosperano le medicine alternative le quali si arrogano competenze che non hanno e che non possono avere.

Il compito del naturopata, in relazione ai rimedi fitoterapici, dovrebbe essere quello di pensare ad essi come un mezzo importante, ma non quello fondamentale, per il raggiungimento del benessere e i prodotti fitoterapici dovrebbero avere la funzione importantissima, ma solo quella, di stimolare inizialmente il nostro organismo verso il raggiungimento di un equilibrio fisiologico; successivamente dovrebbe essere il naturopata a continuare l’opera dialogando con il cliente e facendogli capire quali devono essere i giusti comportamenti da adottare da un punto di vista fisico e i giusti atteggiamenti mentali che lo possono portare al raggiungimento del benessere più totale sia fisico, che psichico, che spirituale e tutto questo senza assolutamente invadere il campo della medicina allopatica.

Quindi, in conclusione, il rimedio fitoterapico per un naturopata dovrebbe essere visto non come l’unico rimedio contro una patologia, ma come il punto di partenza per il raggiungimento del benessere. Tuttavia la cosa più importante però risiede nell’intensità del desiderio che la persona ha di guarire ed è soprattutto qui che deve intervenire il naturopata determinando in essa un’ulteriore intensificazione di questo desiderio; lo può fare, se può servire, anche con l’aiuto dei fitoterapici, lo può fare utilizzando sistemi psicologici, lo può fare stimolando in lui la necessità di cambiare stile di vita, ma quel desiderio è necessario che ci sia perché solo con esso si possono cambiare le vecchie e deleterie abitudini e solo con esso si può assumere e mantenere nel tempo un nuovo e sano stile di vita che porterà il cliente al conseguimento del benessere più totale.

Naturopata Guglielmo Carbone       Tel. 320 9323852

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