Università Popolare di Scienze della Salute, Psicologiche e Sociali

(Uni.Psi)

Corso Triennale in Scienze Naturopatiche (Modulo 1)

Argomento esame: lezione 2/5                   Allievo: Guglielmo Carbone

 

Definire i concetti di salute, di benessere e di malattia nelle loro diverse accezioni e significati e indicare il significato dei diversi tipi di rimedi.

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Il concetto di salute non è facilmente definibile perché va visto secondo diversi aspetti (medico, biologico, culturale e psicologico) che spesso si incrociano e si sovrappongono. Generalmente il concetto di salute viene definito contrapponendolo a quello di malattia. La medicina scientifica esercita nei confronti della salute una funzione di controllo e di soccorso per tutte quelle situazioni potenzialmente pericolose per essa senza però andare a interferire, se non in pochissimi casi, nella sfera psichica dell’individuo. La medicina scientifica si preoccupa di individuare tutti i possibili fattori di rischio che possono compromettere in modo rapido la salute fisica del nostro corpo, mentre trascura dei fattori secondari scarsamente identificabili e misurabili con gli strumenti attualmente a nostra disposizione, ma che però possono avere un’azione dannosa protratta nel tempo. Quindi possiamo dire che la medicina opera sulle cause evidenti della malattia e non sui fattori che hanno preceduto queste cause o hanno agito in sinergia con esse.

A questo punto dobbiamo fare una considerazione: il mondo occidentale utilizza, da tanti anni ormai, enormi risorse economiche e mezzi sempre più all’avanguardia per debellare le malattie più svariate, ma, nonostante tutto, i risultati non sono stati quelli auspicati perché a fronte di patologie ormai pressoché scomparse se ne sono sviluppate altre anche più gravi e che, delle oltre 150.000 patologie oggi accertate, la medicina non è neanche riuscita a sconfiggere quella considerata più banale e più comune e cioè il raffreddore. Ma nonostante tutto la medicina non ha cambiato il suo atteggiamento nel considerare la salute; è dovuto a questo stato di cose che si sono sviluppate le terapie alternative o complementari alla medicina, terapie improntate a prediligere la salutogenesi e non la patogenesi.

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È auspicabile, considerate tutte queste cose, una certa azione sinergica tra la medicina ufficiale, la naturopatia e la psicologia della salute. La sinergia dovrebbe consistere in una azione della medicina sulla malattia conclamata, mentre la naturopatia e la psicologia della salute dovrebbero operare al fine di riportare lo stato di benessere ai livelli più alti possibile e rendere quindi l’individuo più resistente a una eventuale successiva insorgenza di qualsiasi patologia sia fisica che psichica. È evidente che una cooperazione di questo tipo avrebbe delle notevoli conseguenze positive sia a livello economico che sociale in quanto ne deriverebbe un’azione di prevenzione e di mantenimento della salute da parte di un’ampia fetta della popolazione con conseguente benessere fisico e notevole risparmio economico da parte dello Stato e del singolo individuo.

Secondo la definizione di Bellavite la malattia è un disordine della omeodinamica biologica dell’organismo umano che determina modificazioni di tipo patologico delle strutture e delle funzioni di esso con conseguenti alterazioni a livello psicologico, organico, cellulare e molecolare. Bellavite non spiega però se questo disordine dipenda dal caso e se può essere modificato in senso positivo dalla nostra libera scelta, dalla volontà e dalle forze di autoguarigione presenti all’interno di noi stessi. Jung, Hahnemann, la fisica quantistica e le medicine alternative, a questo proposito, sono concordi, anche se in modi diversi, nell’affermare che la malattia è una condizione di sofferenza conseguente all’azione reciproca che si viene a creare tra l’organismo umano e un agente patogeno; in quest’ottica è evidente che l’uomo, nella sua globalità, possiede le armi per riportare l’organismo nella sua precedente condizione di equilibrio omeodinamico, cioè una condizione di salute in cui tutte le funzioni vitali sono in continuo movimento e in continuo adattamento sempre, però, intorno a un punto di equilibrio.

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Ogni essere umano ha delle caratteristiche proprie diverse da ogni altro individuo in relazione al suo corredo genetico, in base a queste caratteristiche peculiari esso reagisce in modo diverso rispetto a qualsiasi altro individuo agli agenti patogeni che causano le varie malattie in un continuo processo di infinite interazioni tra di essi. Quindi, in seguito a queste e a tante altre considerazioni simili, possiamo concludere dicendo che l’organismo umano è talmente complesso e talmente tanti sono i modi di reagire delle tantissime persone che popolano la terra ai tantissimi agenti patogeni che è praticamente impossibile approntare un protocollo terapeutico valido per ogni patologia e per ogni organismo. Alla luce di queste conclusioni e considerato che un medico allopatico si deve sempre attenere alla prescrizione di un farmaco che ha avuto un riconoscimento scientifico, la sua scelta deve cadere sul farmaco la cui validità è stata dimostrata percentualmente superiore agli altri. A questo punto però la domanda sorge spontanea: “Qual è il limite percentualmente minimo per cui un farmaco possa considerarsi ancora valido?”. Secondo la medicina scientifica non esiste un limite, bisogna semplicemente utilizzare il farmaco che ha dimostrato una percentuale di efficacia superiore agli altri e un farmaco testato scientificamente è sempre preferibile a qualsiasi altra terapia alternativa anche se questa ha dimostrato percentualmente una efficacia nettamente superiore. Se però si ammette che un farmaco non sia efficace anche in una percentuale minima di casi si deve essere consapevoli dei motivi per cui non funziona e non utilizzarlo proprio nei casi in cui quei motivi possono essere presenti. Se in realtà però quel farmaco viene somministrato a pazienti rientranti in questi casi e quindi non si dimostra efficace vuol dire che siamo in presenza di un errore da parte del medico. Se invece la scienza non conosce i motivi per cui quel farmaco non funziona per un certo numero di casi, vuol dire che anche essa ha i suoi limiti e che anche essa può incorrere in qualche errore. La conclusione di tutto questo potrebbe essere che, in questo senso, non c’è differenza tra medicina scientifica e medicina alternativa in quanto tutte e due ricercano l’efficacia dei loro rimedi nel 100% dei casi. In realtà la differenza c’è ed è sostanziale; la medicina scientifica, nelle sue sperimentazioni, agisce cambiando continuamente il suo modo di operare in base ai risultati positivi o negativi che via via si appalesano, quindi operando una ricerca costante e dinamica delle soluzioni migliori e facendo tesoro dei propri fallimenti; la medicina alternativa, invece, fondandosi su verità, secondo essa, inconfutabili e immodificabili, non fa ricerca e quindi resta bloccata su concetti e terapie sempre uguali a se stessi.

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La medicina alternativa e la naturopatia scientifica in particolare sono orientate verso la ricerca del benessere attraverso la salutogenesi, mentre la medicina scientifica è rivolta alla cura delle malattie in un’ottica di patogenesi. Oggi, per tanti motivi legati al progresso scientifico, tecnologico e culturale, si sente l’esigenza di una evoluzione della medicina in senso più umano, che si occupi anche di persone e non solo di malattie al fine di procurare un benessere migliore all’essere umano in tutta la sua complessità. Stiamo assistendo a un graduale, ma importante sviluppo della medicina alternativa proprio perché questa sposa pienamente la nuova sensibilità dell’essere umano rivolta soprattutto a un senso di appartenenza all’umanità e dell’appartenenza di questa a un sistema più vasto soprattutto in senso ambientale; questa nuova consapevolezza porta a considerare l’essere umano legato e interdipendente all’ambiente in cui è inserito e non più una macchina, più o meno perfetta, ma avulsa da tutto quanto la circonda. Da questa consapevolezza deriva l’orientamento verso un’alimentazione naturale e biologica, verso l’utilizzo di prodotti naturali a scopo terapeutico, verso pratiche e discipline che si prendono cura dell’essere umano in maniera dolce e verso terapie che, oltre ai farmaci, prevedano un nostro corretto rapporto con gli altri e con l’ambiente che ci circonda.

La medicina scientifica, quindi, ha come scopo principale l’eliminazione della malattia attraverso l’annullamento delle cause organiche che l’hanno causata, ma questo non sempre vuol dire ripristinare o incrementare il benessere. In realtà, con il miglioramento delle condizioni di vita, all’uomo di oggi non basta più la semplice assenza di malattia, ma vuole vivere nel benessere più pieno e questo si può ottenere solamente sviluppando qualità positive e non soltanto eliminando quelle negative. Dobbiamo rimarcare, tuttavia, il ruolo importantissimo svolto dalla medicina ufficiale nel recupero della salute, ma tutto questo non può annullare l’altro tipo di ruolo che possono avere altre discipline nel favorire la salute e il benessere e men che meno impedire a queste di operare in sinergia con essa. Se noi consideriamo il benessere come quella condizione di salute in cui si evidenzia una percezione psicofisica piacevole, allora dobbiamo pensare che questo non è appannaggio della medicina scientifica e che può essere considerato semplicemente un effetto secondario della salute. Molti tipi di medicine alternative che si basano su tecniche di manipolazione non hanno fondamentalmente lo scopo di curare una malattia, ma soprattutto quello di generare un certo benessere. Quindi, al giorno d’oggi, la salute comincia a non essere più percepita come assenza di malattia, ma, a poco a poco, viene associata al concetto di benessere biopsicosociale, ne consegue che la medicina scientifica, non dando ai propri medici una formazione in questo senso, è destinata a perdere gradualmente potere.

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Ma allora chi può assicurare il benessere a ogni essere umano? Soprattutto deve essere la società a creare i presupposti che possano determinare l’affermazione di valori legati al benessere individuale e sociale. In secondo luogo ognuno di noi può essere indirizzato all’ottenimento del benessere da un professionista riconosciuto in grado di intervenire sulle cause del problema che però non siano di ordine patologico e non siano di derivazione organica, meccanica o biochimica. Questi professionisti possono essere gli psicologi, i filosofi, i counselor, gli assistenti sociali, gli educatori, gli insegnanti di qualsiasi disciplina comprese le attività motorie, fisiche e sportive, ecc. sicuramente nessun beneficio possono apportare in questo senso le medicine alternative che si basano su pratiche più o meno magiche.

Guglielmo Carbone