Università Popolare di Scienze della Salute, Psicologiche e Sociali

(Uni.Psi)

Corso Triennale in Scienze Naturopatiche (Modulo 1)

Argomento esame: lezione 1/3                    Allievo: Guglielmo Carbone

 

Esporre, in estrema sintesi, il significato delle linee guida alla salute consapevole

 

Capitolo 1°

salute

 

 

 

 

 

Nel primo capitolo esporremo di come l’evoluzione dell’umanità è stata ritardata anche per il fatto che la preoccupazione vitale dell’uomo è stata sempre quella di procurarsi il cibo necessario alla sua sopravvivenza. Oggi, che per gran parte di molte popolazioni questa preoccupazione non esiste più, il tempo che viene risparmiato in questo senso andrebbe impiegato meglio per attività che potrebbero portare a una più rapida evoluzione culturale e scientifica al fine di migliorare la qualità della vita delle persone in tutti i sensi. Tuttavia oggi assistiamo a una certa affermazione della cultura del cibo che tende a dare al mangiare una dimensione pseudoculturale necessaria a giustificare l’utilizzo del proprio tempo nel soddisfare un piacevole bisogno fisiologico, ma privo di valore culturale ed evolutivo. Tutto questo porta a trascurare le attività che potrebbero far progredire l’umanità e quindi anche noi, purtroppo, siamo destinati a subire un certo ritardo nella nostra evoluzione.

Dobbiamo innanzitutto renderci conto che per vivere più a lungo basta semplicemente ridurre l’assunzione di calorie di circa la metà del normale, per esempio le cavie da esperimento se sottoposte a un regime dietetico di questo tipo dimostrano di vivere più a lungo di altre nutrite normalmente; la popolazione dell’isola di Okinawa, la più povera del Giappone, ha una vita media molto più elevata rispetto al resto della popolazione giapponese.

Il sonno è fondamentale per la salute del corpo, della mente e dello spirito. Prima dell’avvento della corrente elettrica le ore di buio, che variavano da 7 a 14 ore a seconda della stagione, erano dedicate soprattutto al sonno, alla sessualità e alle riflessioni. Oggi, con l’avvento della tecnologia, le ore di sonno si sono gradualmente ridotte con conseguente aumento nella popolazione di depressione, di obesità, di ictus, di infarti, di diabete ecc. L’alterazione del ritmo sonno-veglia, e quindi del ritmo circadiano, porta a disfunzioni del nucleo soprachiasmatico, cioè quella parte del cervello che detta ritmi ben precisi alla funzionalità dei vari organi, e in particolare delle ghiandole. La durata del sonno deve variare da 6 a 9 ore, valori inferiori o superiori comportano vari tipi di inconvenienti e una riduzione della durata della vita. La durata e la qualità del sonno dipendono da alcune semplici regole da seguire come il non assumere sostanze eccitanti, cenare leggero e senza alcool, operare un certo rilassamento, stare al buio o in penombra, adottare orari costanti e, soprattutto, condurre uno stile di vita sano.

Il Counseling in Psicologia della Salute si occupa dello studio, dell’analisi e della capacità di adattamento dell’individuo al cambiamento che gli viene imposto dall’ambiente. Il Counseling prevede la cura del corpo, della mente e dello spirito attraverso le risorse interne che ciascun individuo possiede. Per il Counseling è necessario il movimento perché il corpo sta bene solo se si muove. Nell’antichità i nostri antenati dovevano muoversi sempre, sia per sfuggire ai pericoli che per procurarsi il cibo, fare questo in condizioni ambientali avverse, ha comportato il rafforzamento del sistema immunitario e quindi l’acquisizione di un corpo sano, robusto ed efficiente. È chiaro che un corpo in buona salute, grazie anche a un cervello funzionante, ha consentito lo sviluppo di tutte quelle caratteristiche che hanno distinto l’uomo dagli animali. Bisogna tuttavia dire che il progresso sta portando a prediligere sempre di più le attività intellettive e a ridurre le attività fisiche ed è appunto per questo che, essendo la piena efficienza fisica necessaria anche per le attività intellettuali, dobbiamo avere molta cura del nostro corpo e mantenerlo in allenamento costante, così come dobbiamo mantenere sempre in piena efficienza la nostra mente e vive le nostre relazioni sociali. Per la cura del corpo può essere utilizzato anche il massaggio come mezzo utile per sciogliere e decongestionare i tessuti considerando però che deve essere inteso come una pratica che si accompagni a una corretta attività fisica; bisogna precisare che il massaggio va fatto da personale specializzato e sotto il controllo medico, osteopati e chiropratici, se non sono abilitati come medici o fisioterapisti, non possono operare in questo senso.

La ginnastica è importantissima, ma va fatta nel senso che assicuri un miglioramento della condizione, dell’efficienza e del benessere psicofisico. Le arti marziali sono molto utili per un allenamento completo, ma richiedono una buona condizione fisica, costanza e impegno; anche il pilates è abbastanza utile anche se manca quasi completamente della componente aerobica. Il Tai Chi determina un eccezionale rinforzo muscolare e un buon rilassamento psicofisico. Compito del Consulente della Salute è quello di consigliare al cliente l’attività ginnica più corretta da fare da soli o in compagnia, in palestra o all’aria aperta, ma soprattutto che sia un modo per riconciliarsi con l’ambiente esterno ed interno e che integri armoniosamente la componente fisica e psicologica dell’individuo. La bicicletta rappresenta sicuramente il mezzo di locomozione più naturale ed ecologico. L’utilizzo ideale della bicicletta è in un parco, in campagna o in montagna in quanto pedalare in questi posti può avere importanti benefici psicologici oltre che fisici. Il ciclismo, insieme alla camminata veloce e alla corsa, è sicuramente una delle migliori attività per il mantenimento del benessere psicofisico. Per quanto riguarda il nuoto ci viene detto da più parti che esso è uno sport completo, in realtà si devono fare alcune precisazioni. Il fatto di essere immersi in acqua impedisce lo svolgimento naturale della corretta traspirazione; l’acqua della piscina contiene cloro e altre sostanze chimiche e quindi non rappresenta l’ambiente perfettamente ideale per la nostra pelle; nel nuoto viene a mancare la gravità, cosa essenziale per il determinarsi di continue sollecitazioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico necessarie per l’elasticità e la solidità di questo, anche per questo si può avere un mancato rafforzamento della colonna vertebrale. Tuttavia dobbiamo dire che il nuoto apporta numerosi benefici al nostro fisico anche se ad esso vanno associati altri tipi di sport. Anche dal punto di vista psicofisico il nuoto offre delle negatività in quanto si svolge in solitudine, in un ambiente chiuso e i movimenti sono sempre uguali nel ritmo e nella struttura.

Le attività aerobiche, se praticate costantemente, determinano: aumento del volume sanguigno, pompa cardiaca più efficiente, frequenza cardiaca più lenta, pressione arteriosa più bassa, circolazione migliore, respirazione più efficiente, colesterolo più basso, tono muscolare migliore, diminuzione del peso e aumento delle cellule immunitarie. Le attività aerobiche possono consentire la cosiddetta meditazione dinamica. Le attività aerobiche principali sono la camminata, la corsa, il nuoto, il fondo, il ciclismo, la ginnastica ecc. La soglia aerobica utile è rappresentata da un intervallo di battiti cardiaci al di sopra del quale si va in anaerobiosi. Si calcola in questo modo: si prende la soglia massimale, 220 – età; soglia massimale – frequenza cardiaca a riposo; dividere il valore trovato per due; sommare a questo la frequenza cardiaca. Il 60% del risultato ottenuto rappresenta la soglia aerobica minima e il 90% rappresenta la soglia aerobica massima.

La corsa rappresenta la migliore attività fisica per recuperare, mantenere e migliorare il proprio benessere psicofisico, la possono fare tutti, salvo controindicazione medica. Se ci si stanca dopo poco tempo, se si ha il fiatone, se la frequenza cardiaca è al massimo vuol dire semplicemente che si ha bisogno di allenarsi e di farlo gradualmente. Non bisogna superare l’80%  della soglia aerobica massima (munirsi di cardiofrequenzimetro). Il suggerimento migliore è di iniziare con la camminata a passo veloce e aggiungere successivamente dei tratti di corsa lenta che diventano più lunghi giorno dopo giorno. Dobbiamo tenere presente che un allenamento minimo deve comportare un aumento della frequenza cardiaca e una respirazione accelerata per almeno 20 minuti. Un’altra regola importante è data dal fatto che nella nostra attività fisica dobbiamo inserire delle variazioni e cercare nuovi stimoli perché la nostra mente e il nostro organismo hanno bisogno di essere continuamente sollecitati ad affrontare nuove sfide e a ricercare nuove soluzioni.

La camminata rappresenta la base di ogni attività fisica; camminare per mezz’ora tutti i giorni può essere indicato per le persone anziane, ma non porta a nessun miglioramento della condizione fisica, ovviamente le cose cambiano se la camminata si protrae per più di un’ora. A livello calorico occorre camminare il doppio del tempo rispetto alla corsa per avere lo stesso dispendio di calorie. La camminata è utile per l’umore e la concentrazione e combatte l’insonnia e lo stress. I risultati migliori si ottengono variando l’intensità dello sforzo, la velocità e la durata della camminata. Qualsiasi tipo di attività fisica va fatto, se possibile, tutti i giorni e stando a contatto con la natura; non bisogna pensare che quello che facciamo sia sufficiente, occorre trovare sempre, nel corso della giornata, un po’ di tempo da dedicare alla cura del nostro corpo. Senza una buona attività fisica non si può avere uno stato di benessere completo, neanche se si ricorre a tutti i rimedi, naturali o sintetici, possibili e immaginabili.

Nella cultura occidentale il piacere viene identificato come qualcosa di legato al peccato e quindi da reprimere soprattutto perché distoglie l’attenzione dalla cura dello spirito per concentrarla sulla materia. Nella cultura medico-scientifica il piacere viene ridotto semplicemente all’attivazione di recettori neurali. In ogni caso, comunque, il piacere viene relegato ad avere un ruolo solo sul piano fisico senza considerare quello psichico. Il piacere è quella sensazione che si prova quando si svolgono attività necessarie alla sopravvivenza, mentre il dolore rappresenta un segnale che il corpo ci dà quando avviene qualcosa di dannoso per esso; questo comporta il fatto che il dolore è da considerare come un mezzo per l’evoluzione dell’uomo in quanto ci indica tutto quello che non dobbiamo fare in quanto dannoso preferendo invece quelle cose che non provocano dolore  e che sono invece fonte di miglioramenti fisici. Ci sono dei bisogni fisiologici primari che, anche se necessari, non provocano piacere, mentre altri bisogni fisiologici primari, come il mangiare, danno una sensazione di piacere. Questo si spiega con il fatto che il mangiare richiede il procacciamento del cibo, può essere in qualche modo controllato e rinviato e richiede un certo grado di consapevolezza; meno sono presenti queste caratteristiche, più basso è il livello del piacere, fino ad arrivare alla respirazione dove nessuna di queste caratteristiche è presente. In ultima analisi possiamo dire che il piacere è quella sensazione che consegue alla consapevolezza di avere evitato una minaccia alla sopravvivenza, alla necessità di cooperazione e di condivisione con altri. È ovvio che queste sensazioni di piacere non portano a nessun tipo di evoluzione come invece accade per le sensazioni di dolore. Avere cura della respirazione è importante, ma innalzare questo semplice processo fisiologico ad attività salutistica e spirituale come avviene nello yoga potrebbe sembrare esagerato e quindi, una volta consapevoli di cosa rappresenti la respirazione, bisogna andare oltre alla ricerca di nuovi stimoli e di nuove conoscenze. Il piacere, in rapporto all’evoluzione, può essere considerato come uno stimolo e un premio per l’acquisizione di nuove conoscenze che non sono dolorose e che provengono dall’ambiente esterno e si integrano con quello interno. È praticamente quello che succedeva con il cibo e che succede ancora oggi, anche se ormai il soddisfacimento della fame dovrebbe essere considerato una necessità e non un piacere e che il tempo eccessivo dedicato al mangiare dovrebbe essere impiegato per altre attività più elevate. In realtà le menti più deboli non riuscendo ad addentrarsi in queste altre attività si dedicano al mangiare in quanto privo di difficoltà, non impegnativo e alla portata di tutti dando ad esso una parvenza di cultura che, in ultima analisi, funge solo da alibi alla loro incapacità di vedere oltre. Il dolore rappresenta la nostra preoccupazione più importante e tutta la nostra esistenza è rivolta alla sua attenuazione. La sensazione di piacere che proviamo dopo mangiato si deve considerare come un premio per aver soddisfatto la fame, se invece la sensazione di fame si fosse manifestata con stimoli dolorifici a lungo andare questi stimoli sarebbero potuti diventare deleteri. Ai nostri giorni si sta intravvedendo la possibilità di eliminare il dolore fisico in quanto l’uomo potrebbe essere in grado mentalmente di comprendere il significato più profondo del dolore e quindi privarlo delle sue connotazioni negative. Il piacere psicologico è conseguente allo sviluppo della coscienza, del linguaggio e della comunicazione; esso si configura come estasi, illuminazione, gioia ed è molto effimero. Apprezzare un’opera d’arte per quello che suscita procura piacere psicologico, l’associazione di un’idea con un’altra apparentemente lontana facendoci vedere chiaramente una realtà che ci è apparsa sempre offuscata procura piacere psicologico. Questo piacere potrebbe indicarci la via che conduce alla conoscenza, cioè a una maggiore consapevolezza della necessità di cogliere nessi e associazioni al fine di comprendere l’unità del tutto.

Capitolo 2°

salute 1

 

 

 

 

 

Nel Counseling il Counselor deve analizzare le varie componenti della vita del cliente e con questo avere una comunicazione a vari livelli che consenta di valutare il suo problema contingente. Per il Counseling la vita è data da tre componenti: mente, corpo e spirito e qualsiasi problema riferito da un cliente non può esulare da ognuna di queste tre componenti. La mente ha un ruolo importantissimo sulla nostra salute e noi possiamo agire in questo senso tenendola sempre in esercizio. La funzione fondamentale della nostra mente è quella di monitorare l’ambiente al fine di determinare nel corpo la migliore risposta adattiva. La mente diventa più attiva solo se viene continuamente stimolata e quindi pratiche come la meditazione che tendono ad annullare le funzioni della mente hanno sicuramente un effetto negativo. La mente si può stimolare non soltanto adottando le attività tradizionali come leggere, studiare, riflettere ecc., ma anche sottoponendola a stimoli nuovi e talvolta sconosciuti che le possano permettere di elaborare concetti originali in proiezione futura.

Se siamo convinti che la nostra salute dipenda dai nostri pensieri e da quello che succede nella nostra sfera psichica, allora è proprio qui che dobbiamo intervenire per il nostro benessere fisico e psichico. Ma per fare questo dobbiamo attuare un percorso di crescita personale che porti a un cambiamento radicale nello stile di vita e nella visione della vita, si devono cambiare abitudini e si devono fare scelte difficili e coraggiose.

Riflettendo sulla meditazione ci accorgiamo che essa, anche se ha una certa influenza sulla salute del corpo e della mente, non ha mai portato a risultati apprezzabili e non ha mai preservato da malattie e disturbi vari. La meditazione, solo se accompagnata da uno stile di vita corretto, sano ed equilibrato può produrre degli evidenti benefici psicofisici e non esistono dati certi a dimostrazione del fatto che essa favorisca le attività intellettuali e fisiche; inoltre, cosa che ci dovrebbe fare riflettere, è certo che lo sviluppo della civiltà occidentale si è svolto senza il contributo delle meditazione. La meditazione si basa sul fatto che bisogna rimanere immobili e rilassati e portare l’attenzione verso se stessi e sul presente, sul “qui e ora”. Ma queste condizioni sono in modo evidente contro la natura umana; si prenda ad esempio i movimenti saccadici degli occhi, l’immobilità del “qui e ora” non avrebbe consentito lo sviluppo della vista; il tatto si manifesta soltanto se strisciamo le dita su di una superficie e quindi anche in questo caso in contrasto col “qui e ora”. Quindi è il movimento e non l’immobilità a caratterizzare la natura umana. Naturalmente è indubbia l’utilità della meditazione nella vita frenetica degli occidentali, ma non bisogna assolutamente sopravvalutarla relativamente al benessere psicofisico. Bisogna anche considerare che è anche nella natura umana il sentirsi attivi, proiettati verso il futuro, alla ricerca continua di nuove conoscenze e di nuove scoperte; la meditazione impedisce tutto questo, la meditazione chiude la mente, la isola e tende a cancellare tutto ciò che proviene dall’esterno e dall’interno del nostro corpo. La contemplazione, a differenza della meditazione, allarga la mente e non pone alcuna barriera agli stimoli provenienti dall’esterno. Una ricerca ha dimostrato che sono più evidenti i benefici psicofisici di una passeggiata in mezzo al verde rispetto a quelli della meditazione. Ci sono tantissimi modi più intelligenti e proficui della meditazione per utilizzare al meglio le nostre risorse vitali, perché non farlo? Forse perche non sono di moda e forse anche perchè richiedono impegno!

La naturopatia, sia quella orientale che occidentale, trascura completamente l’aspetto psichico nella cura della salute. Erboristeria, meditazione, respirazione e arti marziali sono gli unici strumenti, per un naturopata, atti a farci raggiungere la piena salute. Per un naturopata la psicologia, le neuroscienze e l’interazione geni-ambiente-cultura non hanno nessuna funzione in questo senso. Il naturopata è completamente legato a tutti gli insegnamenti del passato anche se questi sono stati sconfessati dalle ricerche più recenti. Bisogna essere invece aperti ad esplorare la mente in modo libero, senza farci limitare da vecchie convinzioni e superstizioni.

Anche se fondamentalmente nessuno può affermare con certezza quale sia il significato ultimo della vita, noi, in base alle nostre conoscenze, potremmo fare qualche ipotesi in proposito. La nostra vita può avere un senso se orientata verso la conoscenza delle variazioni dell’ambiente esterno e interno in modo tale da poterci adattare a queste variazioni. Noi tendiamo a mantenere immutato tutto ciò che ci fornisce sicurezza e protezione, ma tutto questo si scontra con la tendenza dell’universo verso il disordine che porta all’annullamento della vita, per cui, anche se può sembrare una impresa fallimentare, noi dobbiamo utilizzare tutte le nostre risorse per indirizzare l’ambiente verso l’armonia, l’equilibrio e la bellezza. Tutto ciò che l’uomo ha concepito e creato fino ad oggi è stato influenzato dall’ambiente circostante; non c’è alcun motivo che ci possa far pensare che l’uomo sia separato dal resto della natura e tutto quello che l’uomo realizza non è dovuto a qualche tipo di ispirazione soprannaturale, ma deriva direttamente dalla sua storia biologica. Abbiamo potuto soddisfare i nostri bisogni primari grazie alla conoscenza del nostro ambiente interno e dell’ambiente esterno. L’uomo ha sempre lottato per la sua sopravvivenza e per fuggire dalla paura e dal dolore e solo quando queste condizioni erano soddisfatte ha potuto operare, attraverso la conoscenza, per progredire verso condizioni di vita migliori. Anche la filosofia e l’arte si pongono in quest’ottica e sono proprio esse che ci fanno capire come è possibile, attraverso la conoscenza, cogliere il vero significato della nostra vita. Questa estrema necessità di conoscenza è dovuta al grande bisogno che abbiamo di riconoscerci come parte del tutto da cui tutto proviene. Ognuno di noi è una piccola parte di un disegno infinito, sempre soggetto a cambiamenti, ma che richiede la partecipazione di ogni sua parte anche se questa si sente staccata dal tutto. la nostra tendenza alla conoscenza e all’arte è un segno del nostro desiderio di collegarci con un sistema più vasto da cui proveniamo e a cui apparteniamo.

La salute, come la intendiamo noi, cioè nell’ottica psicobiologica, implica la libertà, libertà dai condizionamenti e libertà di scelta del proprio percorso di vita; la conoscenza porta alla libertà e quindi alla salute. La libertà dai condizionamenti culturali favorisce la libertà di movimento e tutto questo nel nostro mondo, ormai globalizzato, ci dà la possibilità di non rimanere per tutta la vita dove si nasce, ma di muoverci secondo i nostri desideri e le occasioni che la vita stessa ci offre. Per questo è importante la conoscenza delle lingue e un buon Counselor deve farsi carico di trasmettere questa esigenza perché se per il nostro benessere è importante muoversi, è altrettanto importante poter comunicare il meglio possibile.

Nella Psicobiologia del comportamento si distingue il concetto di mente da quello di spirito, col primo si indicano l’insieme dei processi psichici e dei loro correlati neurali, col secondo quella parte della psiche  definito come coscienza a cui si fa riferimento quando ci si pone degli interrogativi e si cerca di dare ad essi delle risposte. Quando questi interrogativi e  relative risposte riguardano la realtà, allora si parla di scienza, se, invece, riguardano l’ignoto allora si possono sviluppare in due direzioni, verso la ricerca, scientifica o filosofica, o verso la spiritualità e quindi verso il riconoscimento di un’entità superiore. In definitiva possiamo dire che la differenza tra mente e spirito sta nel fatto che la prima può essere oggetto di osservazione e di sperimentazione, mentre il secondo per noi rappresenta la coscienza, cioè lo sviluppo dei nostri processi mentali che ci porta a immaginare il significato dell’esistenza e della realtà circostante creando un insieme di norme e di valori sui quali riflettere. Fino a quando separiamo la mente dallo spirito non possiamo godere della salute più completa, se la medicina si occupa solo di malattie organiche e la psicologia solo di malattie della mente non possiamo pensare alla salute in modo globale. Il Counseling in Psicologia della Salute si pone invece come obiettivo la reciproca influenza di entrambe queste sfere facendo capire al cliente come sia importante prendersi cura sia del corpo, che della mente, che dello spirito; tutto questo comporta un aumento della conoscenza e quindi uno sviluppo della coscienza collettiva con un reale conseguente miglioramento della qualità della vita di tutti.

L’umorismo è la capacità della mente umana di rappresentarsi il lato comico della realtà. L’uomo, a differenza degli animali, riesce a dare interpretazioni diverse alla realtà, tra queste interpretazioni un posto di rilievo spetta al lato comico. L’umorismo si basa sulla sorpresa, la sorpresa è una reazione psicobiologia a qualcosa di inaspettato e potenzialmente pericoloso, se però viene accertato che di pericoloso non c’è niente, l’attivazione emozionale anziché dirigersi verso la paura, va verso il sollievo con la conseguente sensazione di benessere che si evidenzia con la risata. L’umorismo implica capacità di comprensione superiore alla media, in particolare la capacità di andare oltre una risposta stereotipata sempre uguale a uno stesso stimolo. Essendo l’umorismo un’attività che procura benessere psicofisico, si dovrebbe coltivare sin da bambini. Il Counseling psicobiologico prospetta un’analisi dei possibili significati dello stesso fenomeno e tra questi significati un’importanza rilevante spetta al lato comico. Il Counselor deve riuscire a indurre il cliente ad allontanarsi dalle interpretazioni precostituite e andare invece alla ricerca dei lati nascosti e non considerati dalle persone comuni, solo così si può condurre una vita piena e ricca di stimoli costruttivi. In questo senso il terapeuta deve saper suggerire, tra tutte le proposte televisive, quanto sia importante per la nostra salute psicofisica ritagliarsi uno spazio quotidiano da dedicare all’umorismo.

Capitolo 3°

salute 2

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei compiti primari del Counselor è quello di far capire al proprio cliente quanto è importante la gestione del tempo. Gran parte del nostro tempo viene utilizzata per compiere funzioni necessarie, ma che non ci arricchiscono, mentre altro tempo viene addirittura sprecato in attività inutili, ma che ci appaiono indispensabili o che facciamo per forza di abitudine. Quello che dobbiamo fare è programmare il nostro tempo in base alle esperienze passate e alla nostra realtà del presente in modo da avere una certa pianificazione per il futuro. Per fare questo, ovviamente, non dobbiamo fare altro che recuperare un po’ del tempo che sprechiamo per cose inutili e utilizzarlo per attività, a nostro parere, più utili. Questa operazione potrebbe sembrare semplice, ma, in realtà, richiede impegno e rigore per esaminare le varie sfaccettature della nostra vita, individuare quello che si deve eliminare e pensare a quelle cose con cui sostituirlo. Deve essere il Counselor che deve, in questo senso, far riflettere il cliente sulle sue attività, su quello che deve eliminare e come sostituirlo. Quest’ultimo punto è importantissimo ed è qui che il Counselor ha il compito fondamentale di indirizzare il cliente verso quelle attività che gli sono più utili e più congeniali. Con questo non intendiamo dire che si deve prediligere l’impegno a tutti i costi perché comprendiamo benissimo che l’ozio, il riposo, il disimpegno hanno anch’essi la loro importanza; quello che vogliamo far capire è che dobbiamo essere sempre consapevoli delle nostre azioni e dei bisogni che intendiamo soddisfare, solo così possiamo essere padroni della nostra vita e solo così riusciremo a dare il giusto spazio e il giusto significato al lavoro, agli interessi e alle distrazioni.

Il comportamento umano è conseguente all’interazione tra persona è ambiente; ogni individuo ha praticamente, in relazione all’ambiente circostante, un “campo di forza” diverso per ognuno la cui grandezza dipende dalla quantità e dal tipo di interessi che ognuno possiede. Se consideriamo l’ambiente naturale assistiamo che, in relazione al continuo progresso, il nostro campo si sta allargando in continuazione a discapito però del reale contatto che ognuno di noi può avere con la natura. Il Counseling ci riferisce dell’importanza di trovare del tempo da dedicare al contatto con la natura, ognuno di noi deve fare in modo di instaurare uno stile di vita il più naturale possibile respirando aria pura e mangiando cibi sani al fine di garantire una buona salute del corpo e della mente. Ma cosa fare in concreto? Utilizzare il proprio tempo libero vivendo all’aria aperta il più possibile, facendo del movimento, viaggiando, anche senza andare lontano, l’importante che sia in posti incontaminati. Dobbiamo sempre tenere presente che, nonostante il progresso tecnologico, c’è una parte di noi, quella più primitiva, ma molto importante, che ha bisogno di pace, di contemplazione e di immergersi nella natura e che deve soddisfare tutte queste esigenze pena uno stato di salute molto precario se non addirittura la malattia.

La salute dell’uomo dipende fondamentalmente dall’armonia e dall’equilibrio che riesce a instaurare con l’ambiente che lo circonda, dalla capacità di integrare la propria vita con la natura. La nostra salute psicofisica dipende dal contatto più o meno profondo con l’ambiente naturale; la luce, l’aria, i suoni, i colori, gli odori sono importanti per la nostra salute psicofisica e solo se ci provengono dalla natura sono veramente benefici in quanto il nostro corredo genetico li riconosce come naturali e quindi non ostili, per questo è importante trovare il più spesso possibile il tempo necessario per stare direttamente in contatto con la natura. Ancora meglio sarebbe coltivare e avere cura delle piante, questo ci permetterebbe ancora di più di entrare in sintonia con la natura, di seguirne i ritmi vitali, di entrare in essa e diventarne parte integrante; questo ci permetterebbe anche di esularci per un po’ dalle nostre stressanti attività quotidiane, dandoci pace e serenità, dai condizionamenti caratteristici di quello che ci circonda e di dare il giusto ritmo alla nostra vita.

Anche i rumori e i suoni sono importanti per il nostro equilibrio psicofisico. La nostra mente monitora continuamente l’ambiente esterno per individuare eventuali minacce, anche i suoni e i rumori hanno questa valenza, così quando la nostra mente percepisce suoni o rumori alterati o addirittura il silenzio assoluto si pone in allarme; inoltre la nostra mente fa una netta distinzione fra i suoni naturali e i rumori artificiali prodotti dall’uomo riuscendo a sopportare meglio i primi rispetto ai secondi. Il silenzio ideale per la salute psicofisica dell’uomo non è quello assoluto che dà una sensazione di vuoto, ma quello leggermente rumoroso della natura ed è per questo che ognuno di noi dovrebbe dedicare un po’ del suo tempo al contatto con la natura; il ‘silenzio’ della natura ci dà un senso di pace, di contemplazione, di rilassamento e ci consente di riconnetterci con noi stessi.

Capitolo 4°

salute 3

 

 

 

 

 

La medicina scientifica e quella alternativa, la psicologia e il counseling concepiscono la vita di relazione solo quando questa produce malessere e patologie. La vita di relazione, in tutte le sue forme, assume una fondamentale importanza ai fini del benessere e della qualità della vita solo nel Counseling in Psicologia della Salute. L’uomo ha bisogno di condividere pienamente le proprie emozioni e sentimenti con il prossimo o con la persona che ama, solo così può vivere in armonia con se stesso e con gli altri. Niente può nascere dalla solitudine o da una azione individuale, soltanto il rapportarsi con altri individui ha consentito l’evoluzione della nostra specie. Il Counseling in Psicologia della Salute fa di tutto questo un suo punto di forza ponendo l’accento sull’importanza di aprirsi al prossimo, di fare attenzione alle proprie frequentazioni e di vivere intensamente la propria vita affettiva e sessuale. Però bisogna tenere conto che ogni relazione comporta la cessione di qualcosa di sé in cambio di quello che si riceve; in conseguenza di questo in ogni relazione si instaurano il bisogno di protezione, di sicurezza, di stima ecc., tutti elementi che portano, se non pienamente soddisfatti, a macerarsi in mezzo ai dubbi; è qui che deve intervenire il Counselor e far trovare al cliente il giusto equilibrio tra bisogni, aspettative, valori e mete sociali. È importante avere delle persone alle quali riuscire a comunicare i propri stati d’animo e ricevere da queste comprensione, conforto e anche critiche e consigli. Il Counselor deve far capire al cliente che deve saper scegliere le proprie frequentazioni in base ai principi fondamentali su cui si regge il proprio stile di vita. Le amicizie e le relazioni sociali vanno considerate in termini di crescita reciproca e non soltanto per passare un po’ di tempo in allegria o per scambiarsi pettegolezzi, lamentele o semplici informazioni sul proprio stato di salute. Il Counselor, in questo senso, deve aiutare il cliente a chiarire i termini del suo problema anche a livello relazionale e lo deve informare anche sui benefici che potrebbe ottenere per la sua vita di relazione se seguisse i suggerimenti enunciati sopra.

Noi consideriamo il nostro prossimo come qualcosa che può servirci per la realizzazione dei nostri obiettivi; questo perché la nostra natura prevede prima di tutto la sopravvivenza di noi stessi. Quindi il nostro prossimo in qualche modo ci è necessario, questa necessità è stata decisiva per la nostra evoluzione perché vivendo in un ambiente ostile abbiamo sempre avuto bisogno dell’aiuto di qualcuno per mantenerci in vita e perpetuare la nostra specie. Questo bisogno ci ha portato all’instaurazione di legami affettivi con rapporti privilegiati tra genitori e figli trascurando sempre di più quelli geneticamente più lontani. Da qualche tempo però c’è un comune sentire che il nostro prossimo, indipendentemente dal vincolo di sangue, dalla distanza o dal colore della pelle, se ha bisogno di aiuto, noi glielo dovremmo fornire. Tuttavia, anche se in questo caso potremmo essere davanti a una sorta di amore disinteressato, in realtà anche qui siamo in presenza di un comportamento utile da un punto di vista evoluzionistico in quanto la realizzazione di obiettivi sempre più grandi necessita della partecipazione di una fetta di umanità sempre più grande. La nostra aspirazione dovrebbe essere quella di mettere a disposizione di tutti le nostre eventuali conquiste, in modo che gli altri le possano elaborare e migliorare e restituirle migliorate realizzando così un benessere per tutti e una evoluzione continua dell’umanità.

Il lavoro è stato visto da sempre come una necessità o come qualcosa di poco piacevole; solo in tempi relativamente recenti qualcuno, non essendo costretto dal bisogno, ha potuto scegliersi l’occupazione che gradiva di più e soltanto così il lavoro ha potuto assumere valore culturale e sociale. In psicobiologia il lavoro va inteso come una attività oggetto di scelta e chi lo esercita deve essere ben consapevole del suo significato. Per quanto riguarda il significato che il lavoro assume nella Psicobiologia della Salute occorre distinguere i giovani che devono scegliere un proprio lavoro, quelli che un lavoro già ce l’hanno ma che vorrebbero cambiarlo e quelli che svolgono il proprio lavoro con piena soddisfazione e quindi possono esprimere al meglio le loro capacità. Nella Psicologia della Salute ci occupiamo soprattutto dei primi due casi. Nel primo caso il Counselor deve far capire al cliente qual è il ruolo del lavoro nella sua vita; può accadere che il lavoro che più sente suo non sia quello giusto, per questo al fine di valutare al meglio quale possa essere il lavoro più adatto a lui bisogna analizzare il nucleo della personalità del cliente e capire se i suoi interessi corrispondono ad aspetti fondamentali e a valori radicati nella sua personalità. Nel secondo caso si deve far capire al cliente che non basta cambiare lavoro per cambiare vita; anche in questo caso bisogna capire ciò che si è e non quello che si vorrebbe fare, può accadere che il rifiuto del proprio lavoro nasconda un disagio che non dipende dal lavoro stesso e quindi anche se si dovesse cambiare quel lavoro il disagio rimarrebbe ugualmente. Può anche darsi che un lavoro piacevole diventi un inferno se la sfera affettiva e relazionale non sia soddisfacente, così come un lavoro duro e poco piacevole può essere svolto felicemente se si sta bene con se stessi e con tutto quello che ci circonda. La Psicobiologia ci dice che non è mai troppo tardi per cambiare lavoro, tuttavia molte persone che vorrebbero fare questo passo non hanno il coraggio di farlo e trovano mille scuse per giustificarsi e autocommiserarsi. Se il lavoro che facciamo non ci piace potremmo sempre trovare una alternativa, se non lo facciamo è perché questa alternativa ci appare più difficile e impegnativa di quello che già facciamo; solo quando non abbiamo altre possibilità e abbiamo l’impellente necessità di fare qualcosa è il nostro istinto a fornirci le energie necessarie per il cambiamento. Per ogni individuo ogni tipo di cambiamento è un trauma perché si tende a dare sempre più importanza a quelle scelte che si sono dimostrate utili per la nostra sopravvivenza, quindi se vogliamo effettuare un vero cambiamento dobbiamo autoconvincerci che l’obiettivo da raggiungere sia assolutamente vitale, solo così concentreremo su di esso tutte le nostre energie determinando un notevole aumento delle possibilità di concretizzarlo.

Il nostro cervello, in base alle esperienze di ognuno di noi, costruisce sempre nuovi circuiti neurali, ne rinforza altri e ne dismette altri ancora; naturalmente tutti questi circuiti si innestano in una rete neurale di base che si forma in conseguenza del rapporto tra madre e figlio sin dai primi momenti. Da precisare che questa rete neurale dipende fondamentalmente dagli atteggiamenti della madre verso le richieste di attaccamento del figlio; anche l’ambiente socio-culturale influenza notevolmente lo sviluppo psichico del bambino. Gli stili di attaccamento riscontrabili nei primi anni di vita presentano queste caratteristiche: 1) tendono a mantenersi stabili durante lo sviluppo; 2) sono specifici per ogni relazione in cui il bambino è impegnato; 3) durante lo sviluppo tendono a tradursi in strutture cognitive prima implicite e poi esplicite. Lo sviluppo favorevole o insufficiente delle capacità di regolare le emozioni si riflette nell’organizzazione cerebrale. Il bambino con un attaccamento sicuro assume uno stato mentale libero, mentre il bambino con un attaccamento insicuro avrà delle difficoltà nella gestione delle emozioni. I modelli operativi interni dell’attaccamento hanno un ruolo fondamentale nella formazione del sistema mentale di autoregolazione delle emozioni. Il Counselor in Psicologia della Salute di fronte a un qualsiasi atteggiamento di disagio emozionale non va ad indagare la causa che può averlo generato e neanche un probabile deficit delle funzioni mentali, il Counselor deve invece inquadrare il tipo di modello di riferimento del cliente all’interno di una interpretazione della relazione affettiva, se viene riconosciuta la necessità della sicurezza e della protezione della figura di attaccamento, allora è possibile capire i vari atteggiamenti e comportamenti in relazione al condizionamento avuto nei primi mesi di vita. La Psicobiologia del comportamento ci dice che i nostri comportamenti sono secondari all’elaborazione che noi facciamo dei vari stimoli ambientali e che questa elaborazione dipende da moltissime variabili per cui non possiamo parlare di vere e proprie scelte libere che noi facciamo, ma le nostre scelte dipendono sempre da queste variabili, anche se il modello sociale, per quanto riguarda le scelte morali, concepisce ogni azione umana in termini di bene o di male.

La sessualità è una necessità dell’uomo, ha influenzato l’evoluzione umana e domina la vita di ognuno di noi. Biologia e medicina si occupano della componente biologica della sessualità studiando e cercando di curare tutte le varie deviazioni dalla normalità. Il Counselor non si occupa di queste deviazioni bensì di tutta quella componente psicologica della sessualità che è causa di una serie di comportamenti che possono condizionare positivamente o negativamente la vita di una persona. L’uomo, in relazione alla sessualità, non è mai riuscito a stabilire delle precise regole di comportamento per cui essa viene vista in modo diverso a seconda delle differenti culture. Noi vogliamo rimarcare come una vita sessuale libera e priva di condizionamenti possa essere uno strumento importante per mantenere e migliorare la qualità della vita. Anche se le prestazioni sessuali, con l’avanzare dell’età, possono subire dei ridimensionamenti, il desiderio sessuale può rimanere uguale per tutta la vita. Oggi, con l’avvento della tecnologia, assistiamo alla presenza di una sessualità di tipo virtuale consistente nel soddisfacimento del bisogno o nello svolgimento di una prestazione indipendentemente dalla presenza di legami affettivi o di semplice conoscenza del partner.  È fuor di dubbio che la sessualità unita a un legame affettivo profondo nei confronti del partner rappresenta l’esperienza più intensa che un essere umano possa fare. Sicuramente la sessualità risente dei condizionamenti ideologici e culturali della società, essa può rappresentare una modalità di comunicazione che va ad interessare ogni componente umana e quindi può essere un mezzo per scaricare la tensione e una certa forma di aggressività, in questo senso, se viene svolta nel pieno rispetto di se stessi e del partner, può assumere importanti aspetti terapeutici. La sessualità può anche essere concepita come liberazione da schemi e da vincoli imposti dalla società in cui si vive. Se l’attività sessuale coinvolge affettivamente i due partner tanto da condividere anche la quotidianità, il rapporto si arricchisce anche della componente psicologica e relazionale e col tempo può evolvere nella creazione di una famiglia. In questo senso però l’attività sessuale viene imbrigliata in convenzioni e regole sociali venendo a perdere la caratteristica che le è propria, cioè quella della sua natura libera e selvaggia. Nessuna società fino ad ora è riuscita a trovare una soluzione a questa incongruenza per cui se due partner, attratti sessualmente, costruiscono una relazione stabile, questa deve continuare per tutta la vita anche se viene meno il desiderio sessuale e non è consentita la soddisfazione del bisogno sessuale al di fuori della relazione di coppia. In definitiva una relazione sessuale rappresenta qualcosa di più profondo e di più duraturo rispetto a qualsiasi altro tipo di relazione anche se il suo significato terapeutico sul benessere della vita dell’individuo non è stato ancora studiato a sufficienza. Talvolta l’attività sessuale si svolge anche al di fuori del rapporto di coppia e può essere autonoma e priva di partner e, ai tempi nostri, viene favorita dai mass media e da internet. La scienza non offre indicazioni sui pro o sui contro di una pratica simile e pertanto il terapeuta deve fare affidamento sul buon senso e adattare il programma di vita del cliente tenendo conto dei limiti entro i quali la sua attività sessuale si può estrinsecare. In questi anni si è autorizzata la pratica di assistenza sessuale da parte di personale specializzato nei confronti di persone disabili per scopi strettamente terapeutici. Al di là della discutibilità di queste iniziative resta il fatto che si stia formando nella coscienza dell’umanità l’idea che tutti i bisogni fondamentali, e non soltanto quelli codificati come diritti universali, debbano essere presi in considerazione e soddisfatti al fine di avere anche talune persone una buona qualità della vita.

 

Capitolo 5°

salute 5

 

 

 

 

 

 

 

La medicina ufficiale e la medicina alternativa vedono l’invecchiamento come il graduale prevalere di alcuni fattori dannosi sul nostro organismo e quindi per ritardarlo in qualche modo non vedono altra soluzione che l’utilizzo di farmaci naturali o di sintesi. La psicobiologia vede invece il processo di invecchiamento sotto un altro aspetto e insegna a cogliere e a godere quanto di positivo ci può essere in questa fase della vita. Una cosa importante da fare se nella vecchiaia si vuole stare in salute e godere appieno questa fase della vita è quella di ridurre di circa la metà l’introduzione di calorie nel nostro corpo e bisogna porre maggiore attenzione a quegli aspetti legati alla cultura, alla socialità e ai sentimenti. La psicobiologia dà molta importanza al principio secondo cui l’invecchiamento è secondario alla mancanza di motivi per vivere e quindi suggerisce di sforzarsi, anche quando ci si sente demoralizzati, di trovarli questi motivi, la vita merita di essere vissuta sempre e se nella vecchiaia ci sembra che non sia così, sforziamoci di cambiare opinione e di vivere il presente nel migliore dei modi possibile, anche cercando di programmare il futuro.

 

Le sette regole di Paracelso:

1) Operare sempre al fine di migliorare la propria salute.

2) Eliminare tutti i pensieri negativi.

3) Operare il più possibile per il bene degli altri.

4) Dimenticare ogni offesa.

5) Meditare almeno mezz’ora al giorno.

6) Non parlare agli altri degli affari nostri.

7) Non avere paura né degli uomini, né del domani.

Come si può ben vedere la salute, secondo Paracelso, non si ottiene con l’uso di farmaci o di pratiche magiche, ma dipende fondamentalmente da noi.

Guglielmo Carbone