Università Popolare di Scienze della Salute, Psicologiche e Sociali

(Uni.Psi)

Corso Triennale in Scienze Naturopatiche (Modulo 2)

Argomento esame: lezione 17                 Allievo: Guglielmo Carbone

Esporre una breve storia dell’evoluzione della psicologia con riferimento non tanto ad autori e indirizzi specifici, ma alla sua visione del ruolo della mente nella cura della vita e della sua qualità.

Ogni individuo, durante tutta la sua esistenza, ha come obiettivo fondamentale la ricerca del benessere, del piacere di vivere e di una ottimale qualità della vita sia nell’ambito familiare che nell’ambito sociale in cui si trova a vivere, tale benessere non può attribuirsi che alla armonica cooperazione tra mente, corpo e ambiente circostante. La pratica medica, tuttavia, tende a sottovalutare quelle che sono le reali esigenze del paziente, le sue preoccupazioni, le sue speranze, la sua dignità, ecc. ne consegue un atteggiamento passivo e remissivo di questo che può ritardare la guarigione se non, addirittura, essere dannoso. In questo modo si instaura la convinzione di non essere responsabile della propria salute conferendo questa responsabilità alla classe medica con la conseguenza che il paziente, una volta guarito, non essendo più sotto il controllo medico, riprende lo stile di vita precedente col risultato di riammalarsi di nuovo. Quindi si ingenera nel paziente un certo senso di impotenza rispetto alla propria salute e al proprio benessere in quanto si convince di non avere la possibilità di operare alcun cambiamento. A tutto questo si deve aggiungere la particolare deferenza che il medico suscita da sempre e, ancora, la concezione di estrema importanza che viene data alla medicina come scienza; tutti questi fattori non fanno altro che aumentare il senso di soggezione e di profonda impotenza che si viene a creare nell’individuo. Inoltre c’è da considerare che ognuno di noi vuole avere meno responsabilità possibili e quindi delega al proprio medico la responsabilità della propria salute, in questo modo si ha un pensiero in meno però si assume un ruolo passivo nei confronti della nostra salute e questo, a lungo andare, può risultare controproducente.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) intende il concetto di salute come uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale e, di conseguenza, nei riguardi della salute, non ci si può più limitare a una semplice azione di prevenzione, ma occorre promuovere il miglioramento dello stato di salute e di benessere di una persona. Negli ultimi anni, grazie all’operato dell’OMS in questo senso, è sicuramente cresciuto nel mondo il valore della promozione della salute secondo il “Modello biopsicosociale” il quale considera la salute appunto come il risultato di un insieme di fattori relativi alle sfere biologica, psicologica e sociale; appunto per questo è quindi necessario che ciascuno di noi comprenda di essere il principale responsabile della propria salute e il miglior medico di se stesso.

L’OMS, con la “Carta di Ottawa” del 1986, definisce il concetto di “Promozione della Salute” affermando che ogni individuo deve operare al fine di esercitare un maggior controllo sulla sua salute e di migliorarla; la sua massima aspirazione, da un punto di vista salutistico, deve essere quella di conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e per fare questo deve individuare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e modificare l’ambiente esterno o adattarvisi. Quindi il conseguimento della salute e del benessere dipende, non solo dalle capacità fisiche, ma anche dalle risorse sociali e personali di ognuno di noi, per cui la promozione della salute e del benessere non va demandata soltanto alla classe medica, ma necessita dell’apporto decisivo del nostro operato.

Generalmente il modello di riferimento che viene utilizzato per comprendere lo stato di salute è quello biomedico, esso si basa sul riduzionismo biologico secondo cui lo studio dell’uomo, da un punto di vista sanitario, deve essere ridotto soltanto alla sua funzione biologica, e sullo schema eziologico classico secondo cui una patologia deriverebbe sempre e soltanto dalla lesione di qualche organo o apparato. È chiaro che il “Modello Biomedico” ha apportato dei benefici, tuttavia ha generato anche gravi problemi come, per esempio, il fatto che trascura dati importanti, lede gli esseri umani nella loro personalità, impedisce loro di esplicare le proprie potenzialità, ecc. inoltre si vede quotidianamente come sta cambiando la relazione medico-paziente; di tutte queste cose si dovranno fare carico i professionisti della salute. È in relazione a tutto questo che il “Modello Biomedico” appare limitato e limitante e che quindi si è avvertita l’esigenza di ricercare nuovi paradigmi che tengano conto anche degli aspetti psicologici e sociali e che considerino la salute secondo la relazione tra organismo, ambiente circostante e miglioramento del potere personale. Questi nuovi paradigmi non devono però porsi in contrapposizione con l’approccio biomedico, anzi ne devono riconoscere il valore e ne devono semplicemente ampliare le prospettive e aumentare la capacità di ogni individuo di tutelare la propria salute e il proprio benessere. È stato così che si è andato via via affermando un paradigma sistemico che si è sviluppato sulla consapevolezza della fondamentale interdipendenza fra i vari fenomeni fisici, biologici, psicologici, sociali e culturali quindi, in base a tutto questo, si tende a sostituire al “Modello Biomedico” il cosiddetto “Paradigma Biopsicosociale” secondo il quale la salute viene considerata come la risultanza dell’interazione di una molteplicità di fattori biologici, psicologici e sociali. Secondo questo paradigma la mente e il corpo sono interdipendenti e ciascuno in grado di influenzare fortemente l’altro; gli individui, in questo modo, risultano dotati di un certo potere che li rende responsabili e in grado di prendere provvedimenti al fine di tutelare la propria salute, il trattamento medico deve essere rivolto a stimolare le persone verso l’assunzione di comportamenti e stili di vita diversi, a offrire sostegno sociale ed emozionale e a orientare verso un migliore approccio alle cure mediche o a strategie terapeutiche diverse proposte dal medico, dallo psicoterapeuta, dallo psicologo o dal counselor.

Quindi l’OMS intende la salute come uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale e questa concezione rispetto al “Paradigma Biomedico” presenta almeno due novità rilevanti: la salute non è più concepita come semplice assenza di malattia e non è più riconducibile soltanto a una disfunzione biologica dell’organismo; inoltre il “Modello Biopsicosociale” prevede la salute come l’inevitabile conseguenza dei comportamenti e delle relazioni degli individui tra di loro; da quanto affermato fino ad adesso si evidenzia in modo chiaro ed inequivocabile il ruolo fondamentale della mente nel raggiungimento di uno stato il più completo possibile di salute e di benessere.

Nel “Paradigma Biomedico” si considerano lo stato di salute e lo stato di malattia come condizioni organiche oggettive presenti contemporaneamente nello stesso soggetto con una gradualità inversamente proporzionale tra i due stati e che si estrinseca entro due estremi: morte e alta qualità della vita. Nel “Paradigma Biopsicosociale” vanno considerate anche le condizioni psicologiche e soggettive in una gradualità di benessere-malessere che si intrecciano con gli stati di salute e di malattia. Si è passati così dalla concezione meccanicistica che una malattia va prevenuta o curata dopo la sua insorgenza alla concezione dinamico-evolutiva della promozione della salute tramite la presa di coscienza dell’assunzione di comportamenti volti al raggiungimento del benessere più completo; in pratica queste due concezioni si possono riassumere configurandole rispettivamente nell’atteggiamento di chi vive nell’amore della vita.

Tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 nasce in America la “Psicologia della Salute” che accoglie completamente le istanze del “Paradigma Biopsicosociale”. La “Psicologia della Salute” è, in pratica, la branca della psicologia che si occupa della promozione e del mantenimento della salute, della prevenzione e del trattamento della malattia, dell’identificazione dei dati collegati alle cause e utili per la diagnosi della malattia e anche della salute, all’analisi e al miglioramento dei vari sistemi di cura e, infine, alla elaborazione delle politiche della salute. La causa di una malattia non va più identificata solamente in un singolo agente patogeno, sia esso di origine fisica, psicologica o altro, ma va anche considerata la suscettibilità dell’individuo a questo agente in relazione al suo patrimonio genetico o a una esperienza passata che si riattualizza.

Da diversi anni ormai le principali cause di morte non sono più le malattie infettive, ma quelle ad andamento cronico come il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete, ecc. tutte patologie in cui il ruolo dei fattori psicologico-comportamentali è fondamentale sia nell’insorgenza, sia nell’evoluzione e sia nella gestione delle malattie; questi fattori si possono riscontrare soprattutto:

1)      negli stili di vita come per esempio il fumo, l’alcool, l’adozione di diete scorrette o la scarsità di esercizio fisico; modificare questi comportamenti implica il riconoscimento di bisogni orientati alla soddisfazione dei piaceri e operando conseguentemente una razionalizzazione mentale di essi e quindi assumendo meccanismi di difesa consapevole;

2)      nel modo in cui un individuo ascolta il proprio corpo e i segnali che esso emette, in pratica quando una persona sa ascoltare il proprio corpo e ne riconosce i segnali di disagio o di sofferenza ne deve mettere subito al corrente gli esperti e con essi adottare i provvedimenti terapeutici più appropriati, in questo modo fa del bene a se stessa e aiuta il sistema sanitario facendogli evitare inutili sprechi;

3)      negli effetti psicofisiologici diretti come lo stress o le psicomatosi, cioè quando si riconosce la relazione tra lo stress, cioè l’atteggiamento psicologico di un individuo rispetto agli agenti stressanti, e le malattie somatiche.

Molte malattie come ictus, cancro, diabete, malattie cardiovascolari, ecc. considerate da sempre di natura organica, oggi vengono riconosciute anche come malattie psicosomatiche in quanto è dimostrato da più parti il ruolo della mente in queste malattie; in questo senso la “Psicologia della Salute” si è dimostrata uno strumento validissimo non solo in merito alla prevenzione, ma anche, e soprattutto, in merito alla promozione della salute e al miglioramento della qualità della vita.

Quindi, da quanto detto, risulta importantissimo operare sull’educazione dei bambini, essere presenti anche mentalmente nei loro riguardi, ascoltarli, facilitare lo sviluppo della loro autonomia, sostenerli nelle difficoltà, entrare in empatia con loro. Ci sono genitori la cui unica preoccupazione è quella di spingere i loro figli a mangiare il più possibile, altri che li spingono ad assumere dei vizi dannosissimi come bere o fumare perché convinti che solo così diventeranno veri uomini; questi genitori non si rendono conto che il loro operato è altrettanto dannoso che fare vivere i loro figli a contatto con sostanze letali per la loro salute. Anche per questi motivi si dovrebbero realizzare programmi psicoeducativi rivolti soprattutto ai genitori nell’ambito della “Promozione della Salute” poiché la salute ormai non può più essere valutata soltanto e semplicemente secondo il “Modello Biomedico”, ma deve essere riconsiderata secondo il “Paradigma Biopsicosociale”. Ormai bisogna pensare nei termini che mente e corpo sono un tutt’uno e che, quindi, anche quando stiamo bene in salut,e dobbiamo considerare di migliorare sempre il nostro stile di vita e se siamo malati il sistema di cura deve essere improntato secondo l’ottica del “Paradigma Biopsicosociale”. Si deve tenere conto che i sintomi psichici come depressione, ossessioni, sensi di colpa, ecc. e quelli organici tipo asma, allergie, colite, ecc. vanno letti come espressioni diverse dello stesso disagio e che un sintomo di tipo organico può essere espressione di un disagio psichico così come un segno di tipo psichico può essere espressione di un problema organico. Tuttavia bisogna precisare che da questo contesto va escluso tutto ciò che nel nostro organismo viene dettato dal patrimonio genetico anche se quello che succede nel nostro ambiente e come noi lo viviamo ha sicuramente un’importanza determinante sulla nostra salute. Quindi, in conclusione, possiamo dire che se adottiamo un buon approccio alla “Psicologia della Salute” migliorando il nostro stile di vita, il nostro benessere e la nostra consapevolezza opereremo anche noi alla “Promozione della Salute” non soltanto “nostra”, ma anche di quella degli altri.

Naturopata Guglielmo Carbone       Tel. 320 9323852

Email: guglielmocarbone2.0@gmail.com

Contatti

DiplomaAttestato